Aziendale e parrocchiale o ministeriale e di apparato?

LA SCUOLA DOVREBBE ESSERE LIBERA E PUBBLICA


Uno degli aspetti più singolari e, sovente, sgradevoli dei tempi che ci troviamo a vivere è il modificarsi, tutt'altro che casuale ed innocente, del significato di termini che un corretto uso della lingua condurrebbe ad utilizzare in maniera rigorosa.

Da alcuni anni la parola "riforma" e quella "riformismo" hanno preso un significato che nulla ha a che vedere con quelli originari.

Come è noto, infatti, venivano definiti "riformisti" quei socialisti che erano convinti che al socialismo si sarebbe pervenuti non attraverso una rottura rivoluzionaria ma grazie ad una metodica, cauta, paziente politica di riforme volta ad allargare gli spazi di libertà politica e sindacale, di cittadinanza sociale, di gestione collettiva delle risorse. Il riformismo è stato battuto sul campo e si è dimostrato incapace di pervenire all'ordinamento sociale che i suoi esponenti si proponevano di conquistare ed è divenuto una variane della democrazia sociale volta ad inquadrare le classi subalterne nell'ordine dominante.

Vi era, comunque, nel riformismo storico l'assunzione di alcuni diritti generali di cittadinanza, diritti che, per quanto astratti, limitati, meritevoli di essere criticati e superati, recavano in sé il segno di una tensione all'emancipazione delle classi subalterne.

La scuola pubblica è un esempio di questa dinamica, l'astratto diritto di tutti i cittadini ad un'istruzione adeguata può essere criticato come un tentativo di imposizione dell'egemonia culturale delle classi dominanti ma è, anche, un luogo della contraddizione, attraversato da lotte e da movimenti che proprio perché hanno preso, e prendono sul serio il "diritto allo studio" non possono essere liquidati come mera illusione ideologica.

Contro la scuola pubblica è in atto da anni un'offensiva internazionale di straordinaria rilevanza. Il mercato della formazione viene concepito come un terreno da sottrarre alla contraddizione fra interesse generale e gestione statale e da riconsegnare ai soggetti economici e sociali che potranno trarne profitto, per un verso, e costruire egemonia, per l'altro.

L'attacco alla scuola pubblica condotto dall'attuale governo ma iniziato da quelli precedenti, si propone di delegittimare come "conservatrice" ogni azione volta a difendere i caratteri non mercantili della formazione, i diritti dei lavoratori e degli studenti, gli spazi di libertà che, nei limiti segnalati, la scuola attuale permette.

E', però, interessante notare come le "novità" che ci vengono proposte puzzino di naftalina in maniera straordinaria. Proviamo a segnalarne alcune:

 

- Il riconoscere ai fini del reclutamento il servizio prestato nelle scuole private, in gran parte clericali, come quello prestato nella scuola pubblica è la semplice legalizzazione di un canale politicamente controllato per l'assunzione in ruolo del personale;

L'immissione in ruolo di 14.000 insegnanti di religione cattolica consolida un altro canale di reclutamento privilegiato controllato direttamente dalla chiesa.

La parità scolastica garantisce alla potente lobby clericale finanziamenti e diritti che salvano le sue scuole dal rischio di un'estinzione che la semplice logica del mercato, tanto lodata dai nostri "liberali", stava determinando;

Dietro queste ed altre misure, dietro la stessa Letizia Moratti, assidua frequentatrice di San Patrignano, appare santa romana chiesa che mira, in un sol colpo, a garantirsi massicci finanziamenti e il controllo su crescenti segmenti della formazione. L'offensiva culturale degli ambienti clericali è oggi forte. Possono, infatti, contare sull'appoggio esplicito del governo e sulla timidezza dell'opposizione politica e sindacale.

Alla scuola azienda ed alla scuola parrocchia, d'altro canto, non possiamo opporre la scuola apparato e la scuola del ministero. Proprio il disgusto per la burocratizzazione della scuola ha aperto crepe all'offensiva confindustriale e clericale e si tratta di un disgusto motivato.

Si tratta, quindi, di sviluppare, accanto alle necessarie iniziative difensive, una proposta culturale, politica e sindacale che sappia rendere al termine pubblico le potenzialità di emancipazione che sole lo rendono meritevole di essere assunto come obiettivo.




Cosimo Scarinzi, giugno 2002

ritorna all' indice recensioni, saggi e articoli