COMENIO

L'idea di Comenio (già di Ficino e di Pico della Mirandola) secondo cui l'uomo è un microcosmo che riassume in sé le principali caratteristiche dell'universo, è suggestiva. In effetti, l'uomo sembra essere non solo una sintesi, ma anche il prodotto finale e più perfetto della natura, che ha superato la natura stessa, come l'allievo spesso supera il maestro.

Ovviamente questa idea (evoluzionistica) non era così esplicita in Comenio: gliene ostacolava il cammino la sua concezione religiosa. Tuttavia, se a Comenio si tolgono gli aspetti più antiquati, la freschezza di questa idea, a 400 anni dalla nascita, è ancora notevole.

Vi è un certo intellettualismo, nella sua concezione dell'uomo-microcosmo, in quanto compito dell'uomo -a suo giudizio- è conquistare l'onniscienza, ma è un limite correlato appunto all'influenza della religione del suo tempo. Comenio ha cercato di liberarsi dal peso della religione accentuando il lato speculativo della personalità umana, ma proprio così egli ha mostrato il suo legame indiretto con la religione.

Emanciparsi veramente dalla religione significa valorizzare tutta la personalità umana, nei suoi aspetti sociali, culturali e politici. Viceversa, la rivoluzione di Comenio restava entro i limiti di una religione progressista, quella protestante, che era progressista proprio perché cercava di superare la crisi irreversibile del cattolicesimo-romano.

Comenio infatti, se ha saputo valorizzare la "natura", non ha saputo, con altrettanta capacità, comprendere la "storia". Ciò d'altra parte gli era impossibile, poiché egli ha sempre sostenuto -conformemente appunto alla religione del suo tempo- che, a causa del peccato d'origine, l'uomo ha bisogno della grazia divina (cioè di un elemento metastorico).

Comenio ha largamente superato il limite della Scolastica, che negava all'uomo qualunque autonomia, ma non ha saputo indicare la strada per la realizzazione di tale autonomia a tutti i livelli. Il suo realismo è naturalistico non storico, è soggettivistico non sociale.

Sul piano didattico-pedagogico Comenio ha formulato principi molto interessanti. Uno è quello di "insegnare tutto a tutti", nel senso che tutti, senza distinzione di sesso o ceto sociale, devono apprendere le stesse cose in maniera diversa, gradualmente, nel mentre l'educatore tiene conto delle possibilità e degli interessi peculiari alle singole età.

Questo in realtà è più facile a dirsi che a farsi, poiché non c'è niente di più difficile che rendere chiare, semplici, le cose complesse. Non può essere sufficiente, in tal senso, limitarsi a fare delle sintesi, come ancora oggi si fa nelle scuole italiane.

La storia, ad es., che s'insegna nelle elementari non è altro che un banale riassunto della storia che si studia nelle medie inferiori (e in queste non si fa che riassumere la storia delle medie superiori). Col che, se da un lato si tiene conto dell'esigenza della completezza (i contenuti) e della gradualità (il metodo), dall'altro non si comprende il tipo d'interesse che possono avere gli studenti di una certa fascia d'età e di una determinata cultura sociale (ambiente di provenienza, condizionamenti dell'ideologia dominante ecc.). Che senso ha riproporre a un bambino di 6/11 anni, in forma elementare, la dinamica delle tre guerre d'Indipendenza? Non sarebbe sufficiente spiegargli l'esigenza di vivere "uniti" e liberi dallo "straniero oppressore"?

Vi sono tuttavia molte altre cose pregevoli nella pedagogia di Comenio. Egli, ad es., ha sostenuto che tutti devono imparare a conoscere il fondamento, la ragione e il fine di tutte le cose principali, naturali e artificiali. Ciò significa che il sapere non può essere settorializzato al punto da far perdere l'unità (olistica) delle cose. Vi sono aspetti etici, di sostanza, ontologici, su cui ognuno deve poter esprimere la propria opinione: è sugli aspetti tecnici che si può far valere la propria specifica competenza o professare tranquillamente la propria "ignoranza".

Comenio ha anche sostenuto l'esigenza di studiare in maniera "diacronica" ogni disciplina, mostrandone all'allievo l'evoluzione logica nel corso dei secoli. Qui bisognerebbe aggiungere che, oltre a ciò, si dovrebbe studiare anche il rapporto storico che determinate discipline scientifiche hanno avuto con le condizioni socio-economiche del loro tempo.

Si pensi a come oggi vengono trattate le discipline scientifiche: matematica, fisica, chimica ecc. La loro "storia" è del tutto assente: di qui l'incredibile astrattezza e noiosità che le caratterizza. Ciò che lo studente impara sono soltanto le ultime acquisizioni scientifiche (anzi le "penultime", poiché la scuola, essendo separata dalla vita, non ha interesse a tenersi aggiornata). Senza considerare che per "acquisizioni scientifiche" s'intendono esclusivamente quelle "occidentali" (europee o statunitensi).

La matematica, oggi, ha riacquistato un certo significato soltanto perché la si è collegata all'uso dei computer; mentre la fisica e la chimica risultano concrete solo perché, di tanto in tanto, si parla di ecologia e di astronomia, oppure perché si fanno esperimenti in laboratorio. Ma la "concretezza" di cui parlava Comenio era un'altra, e quella che si dovrebbe realizzare con l'ausilio delle scienze storico-sociali è un'altra ancora.

Altro aspetto assai significativo di Comenio è il principio secondo cui l'educazione non deve fare dello studente un serbatoio di opinioni altrui. La tentazione di plagiare lo studente è sempre troppo forte nell'insegnante: occorrerebbe, in questo senso, che la scuola fosse gestita, in ultima istanza, dalla collettività cittadina, non solo per tenere sotto controllo il singolo insegnante, che potrebbe insegnare cose del tutto soggettive, ma anche perché se si compiono degli errori (pedagogici) è tutta la comunità che deve sentirsi impegnata a risolverli.

Bisogna farla finita con l'idea che lo studente deve ripetere meccanicamente un discorso precostituito. Sotto questo aspetto quasi tutti i libri di testi sono "opere chiuse". Ci vorrebbero due libri di testo: uno per gli studenti e l'altro per i docenti. Il primo dovrebbe essere solo problematico, aperto a diverse soluzioni, in grado di stimolare la ricerca e la riflessione personale, il metodo dell'apprendimento, la curiosità intellettuale. Il secondo invece dovrebbe offrire delle risposte, dei tentativi di soluzione, delle possibili alternative ecc. Infine occorrerebbe che la classe elaborasse nel corso dell'anno scolastico un "proprio" libro di testo, come "memoria" del lavoro svolto.

Straordinaria l'idea di Comenio secondo cui le parole non si devono mai insegnare prima e separatamente dalle cose. Ad es. nell'insegnamento delle lingue occorre partire non dalla grammatica ma dalle parole, procedendo da frasi semplici a frasi sempre più complesse. Se in Italia si fosse seguito questo criterio, forse nelle nostre scuole si parlerebbe una seconda lingua, come in molte altre scuole europee. Che senso ha infatti conoscere nel dettaglio una grammatica che non si sa come applicare nel parlato?

Enrico Galavotti galarico@inwind.it http://www.homolaicus.com/